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Allineamento accise: una svolta verde o un peso per i cittadini?

Allineamento accise: pistole per benzina e diesel

Il governo approva il Decreto Accise per ridurre il gap fiscale tra i carburanti, ma il dibattito sull’equità sociale è acceso.

Il Consiglio dei Ministri ha dato il via libera al Decreto Accise, un provvedimento che mira all’allineamento delle accise in 5 anni, eliminando il divario tra benzina e diesel

Attualmente, il gasolio costa 0,617 €/l di accise, contro 0,728 €/l della benzina, una differenza di 11,1 centesimi/litro. Secondo il governo, questa disparità rappresenta un Sussidio Ambientalmente Dannoso (SAD), poiché il diesel emette più CO₂ e ha consumi superiori. Il piano prevede aumenti annuali sul diesel (tra 1 e 1,5 centesimi/litro) e riduzioni speculari sulla benzina, con decreti ministeriali annuali concordati tra Ambiente, Economia, Infrastrutture e Agricoltura. L’obiettivo è allineare le aliquote entro il 2030, in linea con il PNRR e le direttive UE

Eccezioni e contraddizioni: chi paga e chi no con l’allineamento delle accise

Non tutti subiranno gli aumenti. Il gasolio per trasporto merci, agricoltura e biocarburanti (biodiesel, HVO) resta esentato per evitare ricadute su logistica e produzione alimentare. 

Tuttavia, per i cittadini, l’impatto è significativo: secondo il Codacons, un aumento di 1,5 centesimi/litro sul diesel costerebbe +21,96 €/anno a un automobilista con due pieni mensili (50 litri cadauno), con un aggravio totale di 1,82 miliardi di euro in 5 anni per tutti i veicoli diesel.

Viceversa, la riduzione sulla benzina garantirebbe risparmi fino a 1,25 miliardi di euro ai proprietari di auto a benzina. Una disparità che solleva dubbi sull’equità della riforma, soprattutto in un contesto inflazionistico. 

Dove finiscono i soldi? Trasporto pubblico e fisco 

Le maggiori entrate saranno destinate al Fondo per il trasporto pubblico locale e al Fondo per l’attuazione della delega fiscale, finalizzato a ridurre la pressione tributaria.

Il viceministro Edoardo Rixi ha sottolineato però che la gestione delle risorse dipenderà da Regioni e Comuni, chiamati a responsabilizzarsi nella riforma del settore. Un nodo cruciale, considerato che il 70% delle aziende di trasporto pubblico è partecipato da enti locali. 

Resta incerto come verranno ripartiti i fondi e se saranno sufficienti a coprire i costi del rinnovo del contratto del trasporto pubblico, uno degli obiettivi dichiarati del decreto. 

Novità collaterali: SOAC e semplificazioni fiscali 

Il decreto introduce anche i Soggetti Obbligati Accreditati (SOAC), operatori energetici certificati per affidabilità fiscale. Questi potranno beneficiare di esoneri dalle cauzioni (fino al 100% per i più virtuosi) e semplificazioni burocratiche, con l’obiettivo di contrastare l’evasione senza penalizzare le aziende solide. 

Altre novità riguardano la tassazione del gas naturale (esenzioni per usi domestici fino a 150 kWh/mese) e dell’energia elettrica, oltre a modifiche per oli lubrificanti e tabacchi

Tra sostenibilità e polemiche: il futuro del decreto 

L’allineamento delle accise è stato accolto con scetticismo dai consumatori, che temono costi aggiuntivi, e con favore dagli ambientalisti, che vedono nel provvedimento un passo verso la decarbonizzazione

Tuttavia, la mancanza di chiarezza su alcuni dettagli (come la destinazione esatta delle risorse) rischia di alimentare polemiche. Il governo insiste sulla necessità di adeguarsi alle direttive europee e di correggere un’anomalia storica: il diesel, più inquinante, è stato a lungo favorito fiscalmente. 

Una cosa è certa: il diesel, da anni al centro di polemiche post-Dieselgate, perde altro terreno. Ma la strada per una fiscalità davvero green è ancora lunga. 

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